La scuola come casa, anche in Anatolia

Esperienza Erasmus+ a Konya: incontro tra culture e comunità scolastiche

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Maria Cristina Girardi

Dirigente Scolastico

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All’interno dell’Anatolia si trova una città di cui fino a qualche settimana fa la maggior parte di noi non aveva mai sentito parlare, ma da qualche giorno stiamo percorrendo le sue strade, visitando le sue tante moschee, frequentando le sue scuole. E’ Konya, una città di due milioni di abitanti a due ore da Ankara in Turchia, dove un gruppo di cinque alunni delle classi terze della Secondaria, due docenti e la Dirigente dell’IC Paolo Stefanelli, insieme a piccoli gruppi di altre cinque scuole di Roma e del Lazio, hanno aderito al Progetto Erasmus+ e stanno trascorrendo una settimana ospitati da famiglie di coetanei locali e frequentando le loro scuole.

L’impatto non è stato semplice. La Turchia non è un Paese con il quale abbiamo una familiarità linguistica e culturale: l’inglese è poco diffuso tra i giovani e ancor meno tra gli adulti. Abbiamo sperimentato uno sguardo su un mondo “altro” per molteplici aspetti, ma che ci ha conquistato con la sua ospitalità e gentilezza. Per i ragazzi è stato più immediato comunicare, grazie alla loro naturale capacità di empatia e alle tecnologie. L’aver conosciuto la famiglia ospite il giorno prima grazie ai social media ha permesso loro di riconoscersi all’arrivo e affidarsi con maggiore fiducia a questa avventura per molti aspetti forte, ma crediamo indimenticabile.

Le giornate stanno trascorrendo tra lezioni, passeggiate nella città, che conserva ancora le tracce del passato greco-romano, assaggi dei cibi locali, ed eventi culturali come la danza dei dervisci a cui il gruppo degli insegnanti ha assistito nel teatro della città lunedì sera. La danza, un vero e proprio rito religioso, celebra il mistico islamico Rumi, che nel XII secolo dalla Persia si stabilì a Konya, dove visse e morì. 

Un ultimo pensiero va alle aule scolastiche, ai presidi, agli insegnanti e agli alunni conosciuti in questi giorni. In ognuno di questi luoghi ci siamo sentiti “a casa” perché la scuola è un luogo che con i suoi rituali, tempi e spazi, sebbene a latitudini e in sistemi socio-culturali tanto diversi, conserva quella familiarità che ti fa sentire in un ambiente  noto e familiare.

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